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ASD, RUNTS e nuova fiscalità 2026: cosa cambia davvero per lo sport dilettantistico

Nel mondo sportivo dilettantistico siamo abituati a misurare i cambiamenti sul campo: nuove regole, nuovi calendari, nuove riforme. Ma dal 2026 il c

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Nel mondo sportivo dilettantistico siamo abituati a misurare i cambiamenti sul campo: nuove regole, nuovi calendari, nuove riforme. Ma dal 2026 il cambiamento più profondo non riguarderà il rettangolo di gioco. Riguarderà la struttura fiscale e giuridica delle nostre associazioni.

Con la Circolare n. 1/E del 19 febbraio 2026, l’Agenzia delle Entrate ha ufficialmente chiarito l’assetto fiscale che entrerà a regime dal periodo d’imposta successivo al 31 dicembre 2025 per gli Enti del Terzo Settore. Per le ASD e SSD iscritte anche al RUNTS e per quelle che stanno valutando questo percorso si apre una fase nuova, più definita ma anche più esigente.

Dal 1° gennaio 2026 il Titolo X del Codice del Terzo Settore diventa pienamente operativo. Finisce definitivamente la lunga fase transitoria legata al regime ONLUS. Non esistono più zone grigie: chi è ETS dovrà operare secondo il nuovo impianto fiscale; chi non lo è dovrà valutare con attenzione la propria collocazione.

Per lo sport dilettantistico questo passaggio non è neutro.

Molte ASD calcio hanno scelto o stanno scegliendo l’iscrizione al RUNTS per rafforzare la propria identità sociale, accedere a bandi, dialogare con il territorio e con le istituzioni. Ma l’iscrizione non è solo una qualifica formale: comporta un sistema di regole fiscali e organizzative più strutturato.

Uno dei punti più rilevanti riguarda la distinzione tra attività di interesse generale e attività diverse. Nel caso delle associazioni sportive dilettantistiche, la circolare chiarisce che determinati proventi – sponsorizzazioni, diritti, indennità di formazione, gestione impianti – non rilevano nel calcolo dei limiti di secondarietà, a condizione che siano effettivamente impiegati per lo svolgimento dell’attività sportiva dilettantistica di interesse generale.

È un passaggio importante. Significa che lo sport può continuare a sostenersi attraverso sponsorizzazioni e gestione economica ordinaria, purché la destinazione delle risorse sia coerente con la missione sociale. Non basta incassare: occorre dimostrare come e perché si reinveste.

La coerenza sostanziale diventa centrale.

Altro punto delicato è il divieto di distribuzione indiretta di utili. La circolare richiama con chiarezza che compensi e corrispettivi non possono eccedere i valori di mercato in modo ingiustificato, né possono trasformarsi in strumenti di remunerazione occulta dei soci o degli amministratori. Per il mondo sportivo questo significa attenzione massima a:

  • compensi agli organi sociali
  • incarichi professionali
  • retribuzioni fuori mercato
  • condizioni di favore a dirigenti o soggetti collegati

Non è più tempo di prassi “elastiche”. La sostenibilità fiscale passa dalla correttezza gestionale.

In questo scenario, la vera questione non è solo fiscale ma culturale. Lo sport dilettantistico italiano è cresciuto per passione, volontariato, spirito di comunità. Oggi quella dimensione resta fondamentale, ma non è più sufficiente. Il sistema normativo tra riforma del lavoro sportivo, safeguarding, RUNTS e nuova fiscalità richiede competenze, programmazione e responsabilità.

Il 2026 segna il passaggio definitivo da un modello associativo prevalentemente informale a un modello organizzativo evoluto. Le ASD che sapranno integrare sport, governance e corretta pianificazione fiscale saranno più solide, più credibili, più competitive anche fuori dal campo.

Chi governa un’associazione sportiva oggi non è soltanto un presidente o un dirigente volontario. È un amministratore di un ente che opera in un sistema giuridico complesso, che dialoga con Agenzia delle Entrate, CONI, Dipartimento per lo Sport, RUNTS e federazioni.

Il dato positivo è che lo sport italiano, come dimostrano i numeri più recenti del Rapporto Sport, è vivo, attivo e sempre più centrale nella società. Ma per reggere questa centralità deve reggere anche l’impianto normativo che lo sostiene.

La circolare dell’Agenzia delle Entrate non è un documento tecnico da addetti ai lavori. È un tassello di un processo di maturazione del sistema sportivo.

Lo sport regge il Paese. Ora il sistema deve imparare a reggere lo sport.

📎 In allegato all’articolo: Circolare Agenzia delle Entrate n. 1/E del 19 febbraio 2026.

✍️ di Luca Canale redazione – ValoreSportivo.it

Consigliere Regionale ASC Campania