Negli ultimi giorni il mondo dello sport ha accolto con interesse le dichiarazioni del Ministro per lo Sport e i Giovani Andrea Abodi relative all

Negli ultimi giorni il mondo dello sport ha accolto con interesse le dichiarazioni del Ministro per lo Sport e i Giovani Andrea Abodi relative alla prossima presentazione di una proposta di riforma riguardante la Procura Generale dello Sport e le Procure Federali.
Una notizia che, a prima vista, potrebbe apparire riservata agli addetti ai lavori. In realtà, dietro questo annuncio si nasconde un tema che riguarda da vicino federazioni, enti di promozione sportiva, società, dirigenti, tecnici e atleti.
Per comprendere la portata della possibile riforma occorre infatti ricordare che la giustizia sportiva rappresenta uno dei pilastri fondamentali dell’autonomia dell’ordinamento sportivo italiano.
Il volto meno conosciuto della giustizia sportiva
Quando si parla di giustizia sportiva, l’attenzione si concentra quasi sempre sulle decisioni dei Tribunali Federali, sulle squalifiche, sui deferimenti o sulle pronunce degli organi di appello.
Molto meno noto al grande pubblico è invece il ruolo svolto dalle Procure Federali.
Sono questi gli organismi che ricevono esposti e segnalazioni, svolgono attività istruttorie, raccolgono elementi utili alle indagini e valutano l’eventuale esercizio dell’azione disciplinare. In altre parole, rappresentano il motore investigativo dell’intero sistema.
A livello centrale opera invece la Procura Generale dello Sport presso il CONI, chiamata a vigilare sul corretto funzionamento delle Procure Federali, monitorarne l’attività e garantire il rispetto dei principi dell’ordinamento sportivo.
Perché si è arrivati a parlare di riforma e perché proprio adesso
La notizia della riforma non nasce nel vuoto. Arriva in un momento in cui il sistema della giustizia sportiva italiana è sotto osservazione da più fronti.
Negli ultimi mesi il dibattito sulla trasparenza e sull’imparzialità del sistema sportivo è stato alimentato anche da vicende che hanno coinvolto il settore arbitrale e alcuni importanti organismi federali, riportando al centro dell’attenzione il tema della credibilità degli organi di giustizia e controllo. Parallelamente, le discussioni sulla candidatura alla presidenza FIGC e la vicenda sull’eleggibilità di Giovanni Malagò hanno ulteriormente alimentato la domanda di regole più chiare e processi più affidabili.
In questo scenario, la richiesta di intervenire sulla giustizia sportiva non è nuova. Già nel 2025 il deputato del PD Mauro Berruto aveva formalmente chiesto l’avvio di un’indagine parlamentare sul tema, sollevando le questioni di terzietà e trasparenza che oggi tornano al centro del confronto istituzionale.
Secondo quanto dichiarato dal Ministro Abodi il 10 giugno, rispondendo durante il question time alla Camera, una commissione di studio ha concluso i propri lavori nel febbraio 2026, producendo un’ampia documentazione istruttoria. Successivamente, un gruppo di lavoro ristretto, composto da cinque giuristi e professionisti di chiara fama, al quale non ha partecipato alcun presidente federale, ha elaborato un primo impianto di riforma che sarà presentato ai presidenti federali per essere auspicabilmente approvato dalla Giunta e dal Consiglio nazionale del CONI entro il mese corrente.
La Commissione e i tre pilastri della riforma
La Commissione per la riforma della giustizia sportiva è stata istituita nell’estate del 2025, con prima riunione l’8 settembre presso il Foro Italico, ed è composta da dodici esperti. La sua istituzione è frutto di un accordo tra il CONI, guidato dal presidente Luciano Buonfiglio, e il Ministero per lo Sport.
Il coordinamento è stato affidato a Marco Di Paola, Vicepresidente del CONI e Presidente della FISE. Sul punto il Ministro Abodi ha precisato che la nomina è avvenuta su indicazione del CONI e non del Ministero.
I tre pilastri fondamentali su cui si concentra il lavoro della Commissione sono:
– Terzietà degli organi giudicanti: il nodo più delicato. Oggi i componenti degli organi di giustizia federale vengono nominati all’interno del sistema federale di appartenenza. Un modello che nel tempo ha alimentato il dibattito sulla necessità di rafforzare la percezione di indipendenza e terzietà della funzione giudicante;
– Rapidità dei procedimenti: i tempi della giustizia sportiva sono stati spesso oggetto di critica, con procedimenti che si prolungano oltre ogni ragionevole aspettativa, producendo incertezza per atleti, società e federazioni;
– Certezza delle sanzioni: la disomogeneità delle decisioni tra diverse Procure Federali ha alimentato nel tempo la percezione di un sistema poco uniforme e prevedibile.
Tra le ipotesi emerse nel corso dei lavori figurano una maggiore autonomia per i procuratori federali e per il Procuratore Generale del CONI, nonché la creazione di un elenco di giudici federali selezionati attraverso una procedura elettiva e sorteggio una soluzione che potrebbe aprire un confronto significativo tra gli operatori del settore e gli organi dell’ordinamento sportivo.
Le questioni aperte sul tavolo
In assenza del testo definitivo della riforma, è prematuro formulare giudizi conclusivi.
È tuttavia possibile individuare i temi che da anni alimentano il dibattito tra operatori e studiosi del diritto sportivo:
– l’uniformità dell’azione delle diverse Procure Federali;
– i tempi dei procedimenti;
– il coordinamento tra organi federali e Procura Generale dello Sport;
– le garanzie riconosciute ai soggetti sottoposti a procedimento;
– la trasparenza delle attività istruttorie;
– il rapporto tra autonomia dell’ordinamento sportivo e principi del giusto processo.
Si tratta di aspetti che incidono direttamente sulla percezione di credibilità e affidabilità dell’intero sistema.
Un tema che riguarda tutto il movimento sportivo
Pensare che la riforma interessi esclusivamente i giuristi sportivi sarebbe un errore.
Ogni società sportiva, ogni dirigente e ogni tesserato può trovarsi, direttamente o indirettamente, coinvolto in procedimenti disciplinari o attività istruttorie. Per questo motivo il corretto funzionamento delle Procure rappresenta una garanzia per tutti.
Una giustizia sportiva efficiente non serve soltanto a reprimere comportamenti illeciti. Serve soprattutto a rafforzare la fiducia nel sistema, tutelare chi opera correttamente e garantire condizioni di equità all’interno delle competizioni.
Autonomia sportiva e nuove sfide
Negli ultimi anni il sistema sportivo ha dovuto confrontarsi con fenomeni sempre più complessi. L’evoluzione del lavoro sportivo, l’aumento delle responsabilità degli enti, la crescente attenzione verso la trasparenza e la tutela dei diritti hanno inevitabilmente ampliato anche il ruolo della giustizia sportiva.
In questo scenario, la riforma annunciata potrebbe rappresentare l’occasione per aggiornare strumenti e procedure, mantenendo al tempo stesso quel delicato equilibrio tra autonomia dell’ordinamento sportivo e rispetto dei principi generali dell’ordinamento statale.
Una riforma da seguire con attenzione
Al momento non sono ancora noti i contenuti puntuali della proposta che verrà sottoposta agli organismi sportivi.
Le riflessioni contenute in questo contributo si basano sugli elementi istituzionali ad oggi disponibili e saranno necessariamente oggetto di aggiornamento una volta reso pubblico il testo della proposta di riforma.
Proprio per questo motivo ogni valutazione definitiva dovrà necessariamente attendere la pubblicazione del testo e l’avvio del confronto istituzionale.
Una cosa, però, appare già evidente.
Non si sta discutendo semplicemente di modifiche organizzative o procedurali. Si sta ragionando sul funzionamento di uno degli strumenti più importanti per garantire legalità, correttezza e credibilità all’interno dello sport italiano.
E quando si interviene sugli equilibri della giustizia sportiva, gli effetti non riguardano soltanto gli organi di giustizia, ma l’intero movimento.
Sarà dunque interessante comprendere se la riforma riuscirà a raggiungere gli obiettivi dichiarati di efficienza, trasparenza e tutela, contribuendo a rafforzare la fiducia di atleti, dirigenti, società e istituzioni nel sistema sportivo italiano.
La vera sfida, tuttavia, non sarà soltanto quella di modificare procedure, competenze o modelli organizzativi.
La vera sfida sarà rafforzare la fiducia degli operatori sportivi in un sistema che deve essere percepito come indipendente, autorevole e capace di garantire parità di trattamento.
Perché la credibilità della giustizia sportiva non rappresenta un interesse esclusivo degli organi disciplinari o delle federazioni.
Rappresenta uno degli elementi essenziali su cui si fonda la credibilità dell’intero sistema sportivo italiano.
✍️ Luca Canale — Arbitro Senior T.A.I.L.S. (Tribunale Arbitrale per l’Impresa, il Lavoro e lo Sport)
