di Luca Canale Consigliere Regionale ASC Campania Non è solo una soglia fiscale. È un riconoscimento simbolico e finalmente normativo, del r

di Luca Canale
Consigliere Regionale ASC Campania
Non è solo una soglia fiscale. È un riconoscimento simbolico e finalmente normativo, del ruolo che atleti, tecnici e collaboratori svolgono all’interno del sistema sportivo dilettantistico. La recente conferma dell’esenzione fino a 15.000 euro annui per i compensi sportivi segna un passo avanti decisivo: nessuna distinzione tra tipologie reddituali, nessun vincolo sulla natura del lavoro (dipendente, autonomo, occasionale) ma una linea chiara e inclusiva per tutti coloro che operano con passione e competenza nello sport di base.
Questa soglia non è solo una semplificazione. È una forma di rispetto istituzionale verso chi, pur non essendo “professionista” per codice civile, è un professionista nei fatti, nei metodi e nel valore umano che porta sul campo.
Il mondo dilettantistico non è un’anticamera. È una scuola permanente di vita, fatta di relazioni, regole, sacrifici e impegno. Attraverso questa riforma, lo Stato riconosce la funzione educativa dello sport: non solo con parole, ma con atti concreti. Valorizzare fiscalmente chi opera nello sport dilettantistico significa affermare che fare l’istruttore, l’arbitro, il preparatore o l’allenatore non è un hobby secondario, ma una responsabilità sociale con un impatto profondo sulle generazioni.
Per chi crede, come noi in ASC, nello sport come bene comune, questa è una svolta attesa da tempo. Ma le riforme, per funzionare, devono anche essere comprese, applicate correttamente e calate nella realtà quotidiana di chi ogni giorno tiene in piedi l’associazionismo sportivo italiano.
Se l’esenzione fino a 15.000 euro è chiara, altrettanto chiaro è che oltre tale soglia scatta l’obbligo della ritenuta fiscale del 20%, da parte dell’ente erogatore. Ma attenzione: questa ritenuta si applica anche quando i compensi sportivi sono corrisposti a liberi professionisti, a prescindere dal loro inquadramento. È qui che il sistema si fa più delicato. Da un lato, si garantisce un trattamento fiscale semplificato e uniforme. Dall’altro, si rischia di disincentivare la collaborazione di figure professionali altamente qualificate che, pur operando nel dilettantismo, hanno partita IVA e svolgono funzioni tecniche, formative, consulenziali.
Occorre vigilare perché la norma non diventi un freno all’eccellenza, né un ostacolo a modelli virtuosi di collaborazione tra enti sportivi e professionisti. Non possiamo permettere che l’effetto collaterale della semplificazione sia un impoverimento del capitale umano nel mondo dilettantistico.
Altro passaggio fondamentale riguarda l’autocertificazione, sia per i collaboratori che per le ASD e SSD. Quando il lavoratore riceve compensi da più enti, o quando supera la soglia dei 15.000 euro, è chiamato a dichiararlo formalmente. Questo passaggio, se non gestito con attenzione, può generare confusione, errori e rischi in sede di controlli.
Non si tratta di un semplice modulo, ma di una responsabilità condivisa che impone trasparenza, comunicazione interna, consapevolezza. È urgente accompagnare i dirigenti sportivi, i presidenti delle associazioni e i consulenti del settore con strumenti pratici, esempi chiari e un linguaggio finalmente comprensibile.
Ogni semplificazione normativa, per essere davvero efficace, deve essere accompagnata da una vera semplificazione operativa. Altrimenti, il rischio è quello di trasformare le buone intenzioni in nuovi adempimenti mal compresi, che ricadono su chi già opera tra mille difficoltà con spirito volontaristico e passione incondizionata.
Lo sport dilettantistico non è un’impresa tradizionale. È un presidio di valori, di comunità, di salute pubblica. Serve un fisco che non si limiti a categorizzare, ma che ascolti, comprenda, e costruisca regole compatibili con la missione educativa e sociale dello sport di base.
La riforma, con tutti i suoi limiti e potenzialità, apre una stagione nuova. Ora tocca a noi – enti, dirigenti, formatori e istituzioni – fare in modo che questa stagione sia fertile, inclusiva e generativa di futuro.
