di Luca Canale Presidente Provinciale Confederazione dello Sport di Napoli Il dibattito sulle concessioni balneari torna d’attualità. A Napoli

di Luca Canale
Presidente Provinciale Confederazione dello Sport di Napoli
Il dibattito sulle concessioni balneari torna d’attualità. A Napoli, in una delle cornici più suggestive del Mediterraneo, si è chiusa la prima fase di gara pubblica per l’assegnazione di tre lotti di spiaggia a Posillipo, lungo il tratto compreso tra Palazzo Donn’Anna e la spiaggia delle Monache. Un’area straordinaria, storicamente al centro di interessi imprenditoriali, turistici e culturali, oggi teatro della prima applicazione concreta della direttiva Bolkestein in ambito costiero.
Il bando, indetto dall’Autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno Centrale, ha previsto una durata di due anni per ciascuna concessione, un canone base contenuto (poco più di 3.200 euro l’anno per ogni lotto), e l’obbligo di destinare almeno il 50% della superficie a spiaggia libera. Un dato importante, ma non sufficiente.
Le imprese che hanno presentato domanda sono almeno quattro – tra cui nomi noti come Palazzo Petrucci, Bagno Elena, Ideal e Sirena – ma ciò che stupisce è l’assenza, nei criteri di aggiudicazione, di qualunque riferimento al valore educativo e sociale dello sport, alla promozione del benessere psicofisico, e più in generale alla funzione pubblica che le spiagge dovrebbero incarnare.
Come Presidente Provinciale della Confederazione dello Sport, voglio lanciare un messaggio chiaro: le spiagge non sono solo luoghi di profitto, ma spazi vitali di salute pubblica, inclusione e coesione sociale.
È anche per questo che nasce il progetto nazionale “Spiagge della Salute”, promosso da ASC (Ente di Promozione Sportiva riconosciuto dal CONI), che porta lungo sei tappe del litorale italiano un modello nuovo di fruizione delle spiagge, dove prevenzione sanitaria, attività fisica, benessere mentale e aggregazione giovanile si intrecciano in un’esperienza partecipata e consapevole.
“Spiagge della Salute” unisce sport, informazione e assistenza gratuita: sportelli psicologici, lezioni sportive aperte a tutti, momenti di sensibilizzazione sui rischi dermatologici e sull’importanza del movimento per la salute mentale. Il tutto in un contesto informale, gratuito e aperto, proprio come dovrebbe essere una spiaggia pubblica.
In questo scenario, il silenzio dei bandi pubblici sulla dimensione sportiva è un’occasione persa. Le gare per le concessioni balneari, in particolare quelle che riguardano territori dalla forte identità culturale e ambientale come Posillipo, dovrebbero rappresentare un laboratorio di innovazione, non una mera operazione contabile.
La logica del massimo ribasso o del solo incremento del canone annuale rischia di allontanarci dall’obiettivo più importante: restituire il mare ai cittadini, non solo come paesaggio da guardare, ma come spazio da vivere. Vivere con rispetto, con sicurezza, con servizi… e anche con lo sport.
Come Confederazione dello Sport, auspichiamo che nei prossimi bandi, a partire da quelli annunciati per i campi boa e le aree demaniali all’ombra del Vesuvio , vengano inseriti criteri premianti per chi propone progetti sportivi, educativi e sociali. È una sfida che riguarda tutti: amministrazioni, imprenditori, enti del terzo settore, cittadini.
Il mare, oggi più che mai, non può essere lasciato al mercato. Va affidato alla comunità.
