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Whistleblowing e Terzo Settore: perché gli enti sportivi non possono restare indietro

Negli ultimi anni il concetto di trasparenza ha assunto un ruolo sempre più centrale all’interno delle organizzazioni, superando i confini del setto

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Negli ultimi anni il concetto di trasparenza ha assunto un ruolo sempre più centrale all’interno delle organizzazioni, superando i confini del settore pubblico per estendersi progressivamente anche al mondo privato e, in modo sempre più evidente, al Terzo Settore.

In questo contesto, il whistleblowing rappresenta uno degli strumenti più significativi per rafforzare la cultura della legalità e della responsabilità organizzativa. Non si tratta semplicemente di un meccanismo di segnalazione, ma di un vero e proprio presidio a tutela dell’integrità degli enti.

Il whistleblowing, in termini semplici, è il sistema che consente a chi opera all’interno di un’organizzazione (dipendenti, collaboratori o altri soggetti coinvolti) di segnalare comportamenti irregolari o illeciti attraverso canali riservati e protetti.
Si tratta di uno strumento pensato per tutelare il segnalante e, allo stesso tempo, per prevenire situazioni che potrebbero compromettere la correttezza e la trasparenza dell’ente.

Per molto tempo, il tema è stato percepito come distante dal mondo dello sport dilettantistico. Oggi, invece, questa distanza si sta progressivamente riducendo, anche alla luce della crescente attenzione verso i modelli organizzativi, la gestione delle risorse e la qualità dei processi interni.

Su questo tema, avevamo già avviato una riflessione:
https://valoresportivo.it/whistleblowing-nello-sport-dilettantistico-dalla-norma-alla-cultura-della-tutela/

Il punto, infatti, non è più capire se il whistleblowing riguardi o meno gli enti sportivi, ma comprendere in che modo essi siano pronti ad affrontarlo.

Le associazioni e le società sportive che operano nel perimetro del Terzo Settore gestiscono attività, relazioni e, in molti casi, anche risorse pubbliche o di interesse collettivo. Questo le rende parte integrante di un sistema che richiede sempre maggiore trasparenza, tracciabilità e capacità di prevenzione dei rischi.

In tale scenario, dotarsi di strumenti adeguati non è solo una risposta a un possibile obbligo normativo, ma una scelta di maturità organizzativa.

In questa fase, assume particolare rilievo anche il percorso operativo avviato a livello istituzionale.

È stato infatti previsto un sistema di supporto dedicato agli enti del Terzo Settore, finalizzato ad agevolare l’adozione dei canali di segnalazione, soprattutto per le realtà di minori dimensioni che potrebbero non disporre di strutture interne adeguate.

Il termine per la presentazione delle domande è fissato al 13 aprile 2026, elemento che introduce un primo livello di operatività concreta per gli enti interessati.

L’adesione consente di accedere a strumenti e soluzioni che permettono di:

  • attivare canali di segnalazione conformi ai requisiti normativi
  • garantire la riservatezza dell’identità del segnalante
  • gestire correttamente il flusso delle segnalazioni
  • strutturare procedure interne coerenti con il quadro normativo vigente

Si tratta, quindi, non solo di una scadenza formale, ma di un’opportunità per avviare un percorso di adeguamento consapevole.

Il whistleblowing, se correttamente implementato, consente di intercettare criticità interne prima che queste si trasformino in problemi più ampi, offrendo ai soggetti coinvolti un canale sicuro e protetto attraverso cui segnalare eventuali anomalie.

Ma il vero valore di questo strumento non risiede nella segnalazione in sé.
Risiede nella cultura che è in grado di generare.

Introdurre un sistema di whistleblowing significa promuovere un ambiente in cui la correttezza è condivisa, le responsabilità sono chiare e la gestione è improntata alla trasparenza.

È un passaggio che segna il passaggio da una gestione informale a una gestione strutturata.

Ed è proprio qui che il mondo sportivo è chiamato a fare un salto di qualità.

Perché, accanto alle opportunità offerte dalla riforma dello sport e dall’evoluzione del Terzo Settore, emergono anche nuove responsabilità. La credibilità delle organizzazioni passa sempre più dalla loro capacità di dimostrare affidabilità, non solo nei risultati sportivi, ma nei processi interni.

Non va inoltre sottovalutato un altro aspetto: la gestione del whistleblowing richiede competenze. Non è sufficiente attivare un canale di segnalazione; è necessario definire procedure, garantire riservatezza, gestire correttamente le informazioni e saper interpretare le segnalazioni ricevute.

Questo apre uno spazio importante anche per i professionisti che operano nel settore sportivo, chiamati a supportare le organizzazioni nella costruzione di modelli adeguati e sostenibili.

Il rischio, in assenza di un approccio consapevole, è duplice: sottovalutare lo strumento oppure implementarlo in modo puramente formale.

In entrambi i casi, si perde un’occasione.

Perché il whistleblowing non deve essere vissuto come un adempimento, ma come un’opportunità per rafforzare la qualità organizzativa degli enti.

La vera sfida, quindi, non è solo introdurre nuovi strumenti, ma sviluppare una nuova consapevolezza.

Perché la trasparenza non è un vincolo.

È un valore.

E oggi, più che mai, rappresenta uno degli elementi su cui si costruisce il futuro dello sport dilettantistico e del Terzo Settore.

✍️ Luca Canale – Consigliere Regionale ASC Campania