Esiste un ponte invisibile fatto di atti fondamentali per la formazione di un giovane. Esso, è composto dall'eredità degli adulti. La vera eredità
Esiste un ponte invisibile fatto di atti fondamentali per la formazione di un giovane.
Esso, è composto dall’eredità degli adulti. La vera eredità incommensurabile per il loro futuro.
Nella costruzione del o della giovane i valori trasmissibili dallo sport non sono da meno rispetto alle altre funzioni istituzionali e sociali concorrenti.
Questa connessione fra mondo giovane e mondo adulto è una conditio sine qua non; oltre che per l’ovvio, o meglio, per tutto ciò che dovrebbe essere ovvio, quale ad esempio la corretta veicolazione dei “giusti messaggi” da trasmettere e, last but not least, per l’abbattimento di quei golosi, ingannevoli quanto dannosi esempi riduttivi imposti, come la vittoria a tutti i costi, o il successo materiale ed estetico, versus il concetto di sportività in senso lato.
Un concetto, quest’ultimo detto, che è dunque bene non si limiti allo sport, ma ci raccomandi un atteggiamento di lealtà, correttezza e rispetto applicabile a ogni settore o contesto della vita
Ecco che la figura genitoriale e quella del mentore sportivo (i ponti generazionali di cui si anticipava in apertura) avranno, se in positivo, il ruolo cruciale di far capire che innanzitutto lo sport è uno dei basamenti per la strutturazione di una società migliore, empatica, solidale, evoluta e molto altro.
I fuorvianti concetti invece di competizione ossessiva e pressione del risultato sono terreni simili ed estremamente scivolosi, rei di poter dare origine a un drammatico effetto rebound (con licenza parlando) capace di far scaturire, per converso: rifiuti, frustrazioni, abbandono (drop out), isolamenti, traumi circa la propria inadeguatezza, e altre reazioni che diventeranno macigni posti sull’equilibrio dei giovani, nel pieno di in una delicata fase evolutiva.
Per i più confusi o legalisti, la stessa nostra Costituzione detta le linee guida comportamentali verso lo sport, con saggezza ed equilibrio.
Lo sport ha quindi valore massimo laddove il dialogo e la mentorship intergenerazionale sono connessi e ove mai il ruolo adulto è assegnato a uomini e donne dall’etica solida, dalla disciplina che tiene conto di emozioni e umanità, dalla generosità verso il prossimo, dall’onestà e dall’empatia.
Non certo dall’ego, dallo sfruttamento errato del talento, dallo snobismo verso i meno dotati sportivamente, dal pregiudizio di qualunque genere.
Lo sport deve conservare valori universali di unione, equità, crescita personale, direi perfino di bellezza.
Questo è dunque il successo.
E nasce dal modello adulto positivo.
Non da Manager dei risultati o delle performance, i quali sfruttano il talento altrui o lo distruggono per elevarsi.
MORALE SPORTIVA
Sapersi rialzare, aiutare i compagni, accettare la sconfitta come passaggio necessario al progresso interiore, sviluppo dei valori fondanti, Fair play, sportività, etica del lavoro e del sacrificio, il piacere primordiale del gioco, l’uguaglianza e quant’altro; sono i molti aspetti da cementare per lasciare una vera eredità futura ai giovani.
Valori che non necessariamente saranno tutte medaglie, ma che creeranno persone migliori.
Parola di chi può dire che ha vissuto tutto questo, ed ha patito tutto questo quando non lo ha trovato.
✍️ di Stefano Grimaldi – A cura della redazione di ValoreSportivo.it
