di Luca Canale - Consigliere ASC Campania Un sistema in cerca di equilibrio. È questa la fotografia che emerge dal ReportCalcio 2025, il dossier annu
di Luca Canale – Consigliere ASC Campania
Un sistema in cerca di equilibrio. È questa la fotografia che emerge dal ReportCalcio 2025, il dossier annuale realizzato da FIGC in collaborazione con AREL e PwC Italia, che analizza numeri, dinamiche economiche e sociali del calcio italiano. I dati raccolti offrono uno spaccato utile non solo per comprendere l’attuale stato di salute del settore, ma anche per riflettere sul ruolo che lo sport, in particolare il calcio, può e deve assumere nel Paese.
Un impatto sociale che va oltre il campo
Il dato più significativo riguarda la dimensione sociale del calcio. In Italia sono oltre 1 milione i tesserati, di cui 834.000 praticanti. Il calcio italiano coinvolge 11.155 società, 65.000 squadre e quasi 580.000 gare ufficiali in un anno. Questi numeri danno l’idea di un movimento capillare, radicato nei territori, che costituisce un’infrastruttura educativa e aggregativa tra le più diffuse nel Paese.
Oltre il dato sportivo, c’è il peso economico: il valore economico diretto del calcio è stimato in 3,8 miliardi di euro, pari al 12% del PIL dello sport italiano. Un impatto che arriva al 7,6 miliardi se si considerano gli effetti indiretti. La componente fiscale è rilevante: tra contributi e imposte, il settore restituisce oltre 1,4 miliardi di euro allo Stato.
Professionismo e dilettantismo: due mondi troppo distanti?
Il Report mette in luce una frattura strutturale tra il vertice e la base. La Serie A produce l’86% dei ricavi del calcio professionistico, mentre la Serie B e la Lega Pro faticano a tenere il passo. Anche nel mondo dilettantistico, il tema della sostenibilità economica è centrale. Le società sportive minori svolgono un ruolo insostituibile sul piano sociale, ma con risorse sempre più limitate. Gli investimenti pubblici restano frammentati, mentre le nuove normative (come la riforma del lavoro sportivo) hanno portato costi e adempimenti aggiuntivi senza adeguato sostegno.
La sfida della sostenibilità
In un contesto segnato da squilibri finanziari e fragilità strutturali, il concetto di sostenibilità assume una centralità nuova. Non si tratta solo di sostenibilità economica, ma anche ambientale e sociale. La FIGC evidenzia come oltre 2.000 impianti calcistici necessitino di interventi di ammodernamento. In parallelo, aumenta l’attenzione verso i temi ESG, con richiami alla sostenibilità integrata che richiede pianificazione, trasparenza e visione di lungo termine.
Il calcio italiano ha bisogno di una governance più coraggiosa, capace di incentivare i modelli virtuosi, premiare le buone pratiche e accompagnare la transizione verso una nuova cultura gestionale. Le stesse società professionistiche devono imparare a investire nel patrimonio umano e territoriale, non solo nell’acquisto di calciatori.
Il problema non è solo nei numeri
Il ReportCalcio è, da anni, un documento di grande valore analitico. Ma troppo spesso resta confinato nel dibattito degli addetti ai lavori, senza innescare quel confronto pubblico e istituzionale di cui ci sarebbe bisogno. I numeri parlano chiaro: lo sport può essere leva di sviluppo, inclusione e rigenerazione urbana. Ma senza una visione condivisa, senza un piano industriale per lo sport italiano, il rischio è che resti tutto sulla carta. Le disuguaglianze tra territori e categorie si allargano, le società dilettantistiche sopravvivono a fatica, i giovani talenti fuggono all’estero. E intanto, le occasioni di rilancio – come il PNRR e gli eventi internazionali – vengono gestite in ordine sparso.
Progettare un nuovo modello italiano
È tempo di una nuova stagione. Una stagione in cui lo sport, e il calcio in particolare, vengano riconosciuti come beni comuni, da sostenere con politiche pubbliche adeguate, strumenti finanziari accessibili e una reale volontà di riforma. Il modello italiano deve saper coniugare tradizione e innovazione, inclusione sociale e competitività economica. Serve una maggiore sinergia tra istituzioni, enti sportivi, imprese, fondazioni e terzo settore.
Non è più il tempo della rendita, ma della progettualità. Il calcio italiano ha tutte le potenzialità per diventare un driver di sviluppo sostenibile. Ma deve imparare a guardare avanti, con competenza, responsabilità e visione. Il ReportCalcio 2025 ci fornisce i dati. Tocca a noi trasformarli in azioni.
