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Credito Sportivo, 4 miliardi per sport e cultura: il piano strategico che guarda al futuro

di Luca CanaleConsigliere Regionale ASC Campania Un cambio di passo che punta a trasformare il modo in cui in Italia si finanziano lo sport e la cu

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di Luca Canale
Consigliere Regionale ASC Campania

Un cambio di passo che punta a trasformare il modo in cui in Italia si finanziano lo sport e la cultura. È questo lo spirito con cui l’Istituto per il Credito Sportivo e Culturale ha lanciato il nuovo piano strategico 2025-2030, presentato dall’Amministratrice Delegata Antonella Baldino in un’intervista a Il Sole 24 Ore. Un documento che non si limita a programmare investimenti, ma propone una vera visione di sviluppo, mettendo in campo numeri e strategie da banca pubblica moderna.

Il piano prevede 4 miliardi di risorse proprie da attivare nel quinquennio, con investimenti attivati per oltre 5 miliardi e un ritorno sociale stimato in quasi 20 miliardi. Numeri importanti, che segnano un incremento del 65% rispetto al periodo precedente, e che testimoniano la volontà dell’ICSC di rafforzare il proprio ruolo di catalizzatore nel sistema sportivo e culturale italiano.

La trasformazione dell’Istituto in società per azioni, avvenuta nel luglio 2024, è stata la leva per avviare questa nuova fase. L’obiettivo, spiega Baldino, è evolvere senza snaturare la missione originaria, potenziando la vocazione dell’ICSC come Banca di Sviluppo per lo sport e la cultura e amplificandone l’impatto sul Sistema Paese.

Il piano si articola lungo due direttrici principali. La prima conferma l’attenzione al mondo non profit e agli enti territoriali: società sportive, federazioni, enti di promozione, fondazioni culturali, terzo settore. L’approccio sarà sempre più digitale e data-driven, per migliorare l’efficienza e l’accesso al credito. La seconda direttrice rappresenta la vera novità: il supporto attivo alle filiere produttive dello sport e della cultura, accompagnando imprese e operatori privati nei percorsi di innovazione, crescita e apertura ai mercati esteri.

Nel mirino dell’ICSC ci sono i grandi progetti infrastrutturali, ma anche le attrezzature, gli impianti di prossimità e la riqualificazione urbana. Sport e cultura vengono così riconosciuti come asset strategici, capaci di generare valore economico e sociale, ma anche di attrarre capitali privati e internazionali. Lo dimostrano i dati citati nell’intervista: nel solo settore sportivo, il volume globale di investimenti è passato da 9 a 32 miliardi di dollari, con una quota crescente coperta da fondi di private equity e venture capital.

In questo contesto si inserisce il nuovo Fondo Italiano per lo Sport, introdotto dal Decreto Sport di agosto: uno strumento pionieristico a livello europeo, pensato per mobilitare risorse pubbliche e attrarre capitali privati, con una particolare attenzione ai grandi eventi sportivi. Il fondo potrà contare sulle risorse già gestite dalla banca e opererà come veicolo di investimento a supporto della filiera.

L’ICSC si propone così come ponte tra pubblico e privato, tra progettualità sociale e strumenti finanziari evoluti. Una visione che guarda al lungo periodo e che valorizza lo sport e la cultura come capitale produttivo, in grado di generare impatto, rigenerazione e coesione. È un cambio di paradigma, necessario e urgente, per affrontare le sfide del presente e costruire infrastrutture capaci di sostenere lo sviluppo sostenibile dei territori.

Il piano strategico dell’Istituto per il Credito Sportivo e Culturale apre uno scenario di sviluppo che merita attenzione e partecipazione da parte di tutti gli attori del mondo sportivo e culturale. È il momento di ragionare non solo in termini di sostegno, ma di crescita sostenibile, visione comune e impatto sociale. Le risorse non mancano: ora serve la capacità di progettare il futuro con coraggio e competenza.