Nel mondo dello sport dilettantistico, e in particolare nel settore calcistico, vincere rappresenta da sempre il coronamento di sacrifici, programma

Nel mondo dello sport dilettantistico, e in particolare nel settore calcistico, vincere rappresenta da sempre il coronamento di sacrifici, programmazione e spirito di squadra. Ma se sul campo la vittoria è fatta di gol, classifiche e trofei, fuori dal rettangolo di gioco esiste un’altra partita, meno visibile ma altrettanto determinante: quella della corretta gestione fiscale dei premi sportivi.
È proprio su questo terreno che, negli ultimi anni, si sono registrati i maggiori equivoci interpretativi. Troppo spesso, infatti, i premi riconosciuti ad atleti e tecnici dilettanti vengono confusi con i compensi per attività sportiva continuativa, generando errori applicativi che possono esporre associazioni e società sportive a criticità fiscali e contributive.
La distinzione tra premio e compenso non è solo formale, ma sostanziale. Il compenso sportivo dilettantistico remunera una prestazione continuativa: allenamenti, preparazione atletica, partecipazione alla stagione sportiva. Il premio, invece, è collegato al risultato: una vittoria, un piazzamento, il raggiungimento di un obiettivo agonistico. Due presupposti diversi che determinano, conseguentemente, due regimi fiscali distinti.
Alla luce dell’assetto normativo oggi vigente, i premi sportivi dilettantistici rientrano nella disciplina dei cosiddetti “premi e vincite” e non in quella del lavoro sportivo. Questo comporta, per le ASD e SSD che li erogano, l’obbligo di applicare una ritenuta del 20% a titolo d’imposta sull’intero importo riconosciuto al tesserato. Si tratta di una ritenuta definitiva: il percettore non dovrà dichiarare ulteriormente la somma ai fini IRPEF, salvo ipotesi particolari.
Un aspetto operativo rilevante riguarda l’assenza di soglie di esenzione oggi applicabili. La franchigia di 300 euro, prevista in via temporanea nel 2024, non è più vigente. Dal 1° gennaio 2025 e quindi a pieno regime nel 2026 qualsiasi premio sportivo dilettantistico è soggetto integralmente alla ritenuta del 20%, senza abbattimenti o esclusioni.
Questo elemento segna un passaggio importante anche sul piano della programmazione economica delle società sportive. Pianificare premi, bonus e riconoscimenti richiede oggi una valutazione preventiva del costo fiscale complessivo, evitando di generare aspettative economiche non coerenti con gli oneri tributari connessi.
Sul piano degli adempimenti, la ASD o SSD che eroga il premio opera in qualità di sostituto d’imposta. La ritenuta deve essere versata tramite modello F24 entro i termini ordinari, generalmente il giorno 16 del mese successivo al pagamento. I premi assoggettati a tale regime non devono essere certificati nella Certificazione Unica, ma vanno indicati nel Modello 770, quadro SH, tra i redditi soggetti a ritenuta a titolo d’imposta.
Ulteriore profilo di attenzione riguarda la non cumulabilità con la franchigia prevista per i compensi da lavoro sportivo dilettantistico. La soglia dei 15.000 euro annui, introdotta dalla riforma del lavoro sportivo, resta infatti circoscritta ai compensi per attività sportiva continuativa. I premi, essendo fiscalmente qualificati come vincite, seguono un percorso autonomo e non si sommano a tale limite.
Questa distinzione, apparentemente tecnica, assume in realtà un valore strategico nella governance delle organizzazioni sportive. Significa costruire regolamenti interni chiari, deliberare correttamente i premi, informare in modo trasparente atleti e tecnici sul trattamento fiscale delle somme percepite.
Non va inoltre trascurato il tema dei controlli. In un contesto normativo sempre più strutturato, la corretta qualificazione delle erogazioni economiche rappresenta un presidio di legalità e sostenibilità. Errori nella tassazione dei premi possono tradursi in recuperi fiscali, sanzioni e contenziosi che rischiano di compromettere gli equilibri economici delle realtà dilettantistiche.
Gestire correttamente i premi sportivi significa, dunque, tutelare non solo l’ente erogante ma l’intero sistema relazionale che ruota attorno allo sport: dirigenti, tecnici, atleti, famiglie. Significa dare valore alla vittoria anche sotto il profilo amministrativo, rendendo coerente il risultato sportivo con la sua gestione economica.
Perché vincere sul campo resta l’obiettivo più emozionante, ma saper gestire bene ciò che quella vittoria genera — premi compresi — è la vera misura della maturità organizzativa di una società sportiva.
✍️ di Luca Canale redazione – ValoreSportivo.it
Consigliere Regionale ASC Campania
