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Arbitrato sportivo tra giurisdizione e autonomia: verso un nuovo equilibrio europeo

di Luca Canale  Arbitro Senior del T.A.I.L.S. L’arbitrato sportivo si conferma uno degli strumenti centrali nel panorama delle Alternative Disput

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di Luca Canale 

Arbitro Senior del T.A.I.L.S.

L’arbitrato sportivo si conferma uno degli strumenti centrali nel panorama delle Alternative Dispute Resolution (ADR), specialmente in un’epoca in cui la giustizia sportiva vive una transizione tra esigenze di rapidità, autonomia regolamentare e rispetto dei diritti fondamentali.

Il recente confronto promosso dal T.A.I.L.S. (Tribunale Arbitrale per l’impresa, il lavoro e lo sport), culminato nel convegno tenutosi a Napoli il 17 giugno nella storica Sala dei Baroni, ha rappresentato un punto di svolta per riflettere sulla funzionalità e sul ruolo dell’arbitrato nelle controversie che riguardano il mondo sportivo, a tutti i livelli. In quell’occasione, si è tornati a sottolineare l’importanza di clausole compromissorie ben strutturate, della formazione degli arbitri in materia sportiva, della necessità di strumenti snelli e professionali per risolvere i conflitti tra collaboratori, atleti, dirigenti e società.

Ma al di là del contesto italiano, si sta consolidando un dibattito ben più ampio che coinvolge anche le istituzioni europee e che mette in discussione il rapporto tra il diritto dell’Unione Europea e l’ordinamento sportivo internazionale.

Un segnale forte è arrivato dalla Corte di Giustizia dell’Unione Europea, che negli ultimi anni ha contribuito a ridefinire il perimetro di autonomia degli organismi arbitrali sportivi internazionali, come il TAS di Losanna. Le decisioni giurisprudenziali più recenti – anche alla luce del parere dell’Avvocato Generale Collins e delle considerazioni espresse nel procedimento C-333/21 – hanno sollevato interrogativi cruciali sulla compatibilità dei lodi arbitrali sportivi con i principi fondamentali dell’ordinamento UE: effettività della tutela giurisdizionale, equo processo, imparzialità del giudice.

Come osservato da Federico Venturini Ferriolo, ci troviamo dinanzi a una stagione di ripensamento: i lodi del TAS non possono più essere considerati automaticamente insindacabili o intoccabili, e la subordinazione assoluta alla clausola arbitrale, soprattutto in ambito professionistico internazionale, deve ora fare i conti con il bilanciamento tra autonomia regolamentare e tutela dei diritti.

Tale posizione apre la strada a un nuovo equilibrio tra giustizia sportiva e diritto europeo, ponendo anche per gli organismi arbitrali nazionali la necessità di rivedere regole, trasparenza, e composizione dei collegi.

L’arbitrato sportivo, se ben strutturato, rappresenta ancora uno strumento straordinariamente utile per garantire soluzioni rapide, tecniche e riservate. Ma per essere realmente efficace deve rispondere ai principi di imparzialità e accessibilità, e non può sottrarsi a un controllo di compatibilità con i diritti fondamentali dell’ordinamento giuridico superiore, specie laddove si parla di obbligatorietà delle clausole e di limitazione della possibilità di ricorso.

Oggi, anche nel settore dilettantistico, cresce la consapevolezza del valore di un lodo ben motivato, pronunciato da professionisti competenti in materia sportiva, in grado di leggere regolamenti federali, statuti associativi e prassi tecniche. Ma ciò sarà possibile solo se i soggetti del mondo sportivo – ASD, SSD, dirigenti e collaboratori – saranno formati adeguatamente, e se i modelli arbitrali sapranno adattarsi a questa evoluzione normativa e culturale.

Il T.A.I.L.S., con la sua impostazione tecnica e pluralista, si inserisce perfettamente in questa visione moderna e responsabile dell’arbitrato: non un privilegio per pochi, ma un’opportunità di giustizia accessibile, efficace e professionale per chi vive e lavora nello sport.