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Contratti sportivi più lunghi: tra tutela dei club e libertà degli atleti, il calcio italiano cambia rotta

di Luca Canale Consigliere Regionale ASC Campania Una sola parola, cambiata in un decreto, eppure in grado di riscrivere parte della storia del ca

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di Luca Canale

Consigliere Regionale ASC Campania

Una sola parola, cambiata in un decreto, eppure in grado di riscrivere parte della storia del calcio italiano. Con il nuovo Decreto Sport approvato dal Consiglio dei Ministri, il limite massimo di durata dei contratti professionistici per gli atleti passa da cinque a otto anni. Sembra un dettaglio, ma in realtà segna una svolta epocale per il mondo dello sport professionistico italiano.

La modifica, inserita all’articolo 11 del nuovo provvedimento, riguarda il D. Lgs. 36/2021 e rappresenta la prima vera revisione della durata contrattuale massima in oltre 40 anni. Un cambiamento che trasforma i contratti degli sportivi in veri e propri strumenti di tutela patrimoniale per le società.

La ratio è chiara: evitare le “fughe” improvvise dei giocatori e proteggere il valore degli investimenti. Dopo la sentenza Diarra, che ha aperto nuove strade per il recesso anticipato dai contratti sportivi senza giusta causa, i club si sono trovati esposti a rischi sempre più elevati. Con contratti fino a otto anni, le società possono ora costruire barriere più solide, anche inserendo clausole di uscita più onerose per gli atleti.

Più protezione per i club

Ma non è solo una questione giuridica. È anche – e soprattutto – una strategia economica. Con rapporti di lavoro più lunghi, i club possono finalmente impostare piani di valorizzazione e sviluppo a medio-lungo termine, legando a sé i talenti e costruendo progetti sportivi duraturi.

Ammortamenti: opportunità e limiti

Un contratto più lungo significa, dal punto di vista contabile, la possibilità di spalmare su più anni gli oneri relativi al valore del cartellino. Ad esempio, un calciatore acquistato per 40 milioni potrà incidere sul bilancio annuale per 5 milioni l’anno, contro gli 8 milioni previsti con un contratto quinquennale.

Tuttavia, resta il limite fissato dalla UEFA: a fini di fair play finanziario, l’ammortamento massimo consentito è di cinque anni. In pratica, a livello federale ed europeo, i benefici contabili della durata contrattuale estesa non saranno pienamente sfruttabili. Ma ai fini civilistici e fiscali interni, si aprono nuovi scenari per la pianificazione economica dei club.

Atleti tra vincolo e valorizzazione

Non va però sottovalutato l’altro lato della medaglia. Per gli atleti, un contratto di otto anni può significare sicurezza, ma anche vincolo. In un mercato sempre più liquido e competitivo, la possibilità di rinegoziare il proprio valore – economico e sportivo – è un diritto che va tutelato.

Per questo si dovrà lavorare su una corretta informazione e assistenza contrattuale, soprattutto per i giovani talenti, affinché la durata non diventi “prigionia sportiva”, ma opportunità condivisa. In questo contesto, sarà fondamentale il ruolo delle associazioni, delle rappresentanze sindacali, e degli stessi enti di promozione sportiva.

Prospettive future

La riforma approvata apre la strada a un nuovo modello contrattuale italiano, che potrebbe incidere anche sulle valutazioni della FIFA circa la revisione dell’art. 17 sul recesso unilaterale. Se il periodo “protetto” oggi è di due anni per gli over 28 e di tre per gli under 28, in futuro potrebbe essere esteso, rafforzando ulteriormente le tutele per i club.

Ma la vera sfida sarà quella di mantenere l’equilibrio tra stabilità economica e libertà professionale. In un mondo dove lo sport è sempre più business, ma resta prima di tutto passione, serve una visione moderna, equa e condivisa.

Napoli – Capitale Europea dello Sport 2026 – è la prova che lo sport può essere motore di sviluppo, cultura e  – è la prova che lo sport può essere motore di sviluppo, cultura e coesione sociale. Ed è proprio da Napoli, città che respira mare, talento e orgoglio, che mi auguro possa partire un modello di sport sostenibile anche nei contratti, capace di unire regole, valori e futuro.