di Luca CanalePresidente dell’Associazione Gozzo Napoletano – Consigliere Regionale ASC Campania Nel cuore della recente risoluzione approvata dal

di Luca Canale
Presidente dell’Associazione Gozzo Napoletano – Consigliere Regionale ASC Campania
Nel cuore della recente risoluzione approvata dal Parlamento Europeo, si respira un’idea forte e coraggiosa: lo sport non è (solo) un prodotto da vendere, ma un patrimonio da coltivare, proteggere e rinnovare. E questa visione, che oggi chiamiamo “Nuovo Modello Sportivo Europeo”, può diventare una straordinaria leva di cambiamento per il nostro tessuto associativo sportivo italiano.
Ma attenzione: non è un documento da archiviare tra le buone intenzioni. È un’opportunità concreta per rimettere al centro valori, persone, territori e comunità, in un momento storico in cui il rischio di vedere lo sport schiacciato da logiche puramente economiche è più vivo che mai.
Lo spirito della risoluzione: sport come bene comune
Il Parlamento europeo ha tracciato una linea chiara: il modello sportivo che intendiamo difendere e promuovere non è quello dei campionati chiusi, delle rendite di posizione, dell’intrattenimento commerciale fine a sé stesso. È invece un modello inclusivo, aperto, formativo, educativo, dove il merito sportivo e la promozione dei valori umani e sociali tornano ad avere un ruolo centrale.
Per chi, come noi, opera ogni giorno con ASD e SSD sui territori -tra difficoltà, resilienza, sogni e fatica- questa presa di posizione rappresenta una boccata d’ossigeno e un richiamo alla responsabilità.
Cosa cambia per chi fa sport davvero
È ora che il mondo dello sport dilettantistico italiano, spesso lasciato solo, si riconosca protagonista di questo cambiamento. La risoluzione non è solo un atto simbolico: fornisce spunti operativi per rafforzare l’identità delle realtà territoriali e tutelare il lavoro di dirigenti, volontari, tecnici e collaboratori.
Alcuni punti chiave:
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Rafforzare il ruolo delle piccole e medie realtà sportive, come scuole di comunità e cittadinanza.
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Sostenere il volontariato, non solo con parole, ma con strumenti concreti di tutela e valorizzazione.
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Promuovere la parità di genere, l’inclusione delle persone con disabilità e la partecipazione attiva delle minoranze.
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Investire nella formazione, creando percorsi reali di crescita per i giovani, anche fuori dai riflettori.
Rimettere al centro il patrimonio sportivo e culturale
Il nuovo modello sportivo europeo riconosce e finalmente valorizza lo sport anche come espressione della cultura locale, come custode di identità e memoria collettiva. Questo è un punto decisivo per associazioni come la nostra, che si occupano anche di promuovere tradizioni legate alle imbarcazioni in legno, alla marineria, alla vela latina, allo sport come linguaggio universale tra le generazioni.
È tempo di salpare verso un nuovo orizzonte, dove il patrimonio storico non sia visto come un peso da conservare, ma come una bussola per navigare nel cambiamento.
Cosa puoi fare da subito nella tua associazione per avvicinarti al “nuovo modello sportivo europeo”:
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Valorizza il volontariato: definisci ruoli chiari, strumenti di riconoscimento e percorsi formativi dedicati.
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Includi e apri: crea spazi di sport per tutti, senza barriere economiche o culturali.
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Documenta il tuo impatto sociale: racconta il tuo valore oltre le vittorie, attraverso relazioni, progetti e bilanci di missione.
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Forma i tuoi dirigenti: promuovi percorsi di crescita manageriale e relazionale.
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Costruisci reti: partecipa a tavoli territoriali, connettiti ad altri enti del Terzo Settore, lavora in sinergia.
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Sii parte del cambiamento: segui le evoluzioni normative europee, contribuisci ai processi di consultazione e porta la tua voce dove conta.
Lo sport non è una nicchia da proteggere, è un cuore pulsante della società europea. Spetta a noi farlo battere nel modo giusto.
