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Pattinaggio artistico: figli di un dio minore che non teme rivali

Dal bisogno alla necessità: come lo sport trasforma i limiti in crescita

«Riceviamo e pubblichiamo con piacere il racconto di Bruno Anastasio, genitore e appassionato testimone del mondo del pattinaggio artistico, che c

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«Riceviamo e pubblichiamo con piacere il racconto di Bruno Anastasio, genitore e appassionato testimone del mondo del pattinaggio artistico, che ci accompagna con sensibilità e lucidità tra le emozioni e i valori di una disciplina spesso invisibile, ma carica di significati profondi.»

Dal 25 agosto all’8 settembre 2025 Misano Adriatico ha ospitato la 49ª Rassegna Nazionale di Pattinaggio Artistico AICS (Associazione Italiana Cultura Sport), dedicata al memorial Sandro Balesti.
Balesti – figura storica del movimento sportivo, già dirigente e promotore instancabile delle attività AICS – viene ricordato ogni anno per l’impegno profuso nel dare visibilità e dignità a discipline considerate “minori”, ma capaci di accendere passioni autentiche e di formare generazioni di giovani atleti.

Chi scrive queste righe non è un giornalista di settore, ma un padre che accompagna la propria figlia alla sua prima esperienza agonistica. Ho osservato con emozione centinaia di ragazzi e ragazze: la rassegna richiama 148 scuole di pattinaggio e oltre 2.500 atleti, ognuno dei quali affida a una manciata di minuti in pista le speranze di un anno di allenamenti, talvolta di decenni di sacrifici.

Ho visto famiglie intere – compresa la mia – entrare in una sorta di “trance agonistica”: genitori che sanno bene quanto impegno, passione e anche sacrificio economico possano nascondersi dietro una gara che dura appena tre minuti.

In quei giorni mi sono interrogato a lungo su due parole: bisogno e necessità.

È ormai risaputo che lo sport rappresenti un bisogno: “mens sana in corpore sano”, recita l’antico motto. La scienza lo conferma, dimostrando che l’attività fisica produce endorfine – i cosiddetti “ormoni del buonumore” – e migliora la vita sotto vari profili, dal controllo della pressione arteriosa al benessere psicologico. Se ho sete, bevo: così, se ho bisogno di stare meglio, pratico sport. È un bisogno naturale.

Ma cosa spinge queste giovani atlete ad allenarsi sei giorni su sette, per dodici mesi l’anno?
Me lo sono chiesto guardando mia figlia: in lacrime dopo un decimo posto, disperata nello spogliatoio. Poi, dopo poche parole scambiate con lei, ho visto nei suoi occhi riaccendersi una fiamma: la voglia di riscatto, la competitività sana che lo sport deve insegnare.

Ed è lì che ho capito: quando lo sport si fa agonistico, non risponde più soltanto a un bisogno. Diventa necessità. La necessità di sapere che i limiti esistono solo per essere superati. La necessità di migliorarsi, sempre.

Per questo non posso che fare un applauso – virtuale ma sentito – a tutte le atlete che hanno calcato la pista di Misano, augurando loro di soddisfare, una dopo l’altra, le proprie necessità agonistiche.

Un plauso speciale va alla scuola vincitrice della rassegna, lo Skating Club Edenlandia: una realtà che a Napoli ha fatto la storia del pattinaggio artistico. Nato nei primi anni Settanta dall’intuizione di Giuseppe Scala e della moglie Adriana Rotoli, il club ha mosso i suoi primi passi proprio all’interno del celebre parco divertimenti Edenlandia, da cui conserva ancora oggi il nome come memoria delle origini. Nel tempo quella piccola pista, aperta e priva di grandi strutture, è diventata il centro di un movimento che ha saputo resistere alle difficoltà logistiche e ai pochi mezzi a disposizione, crescendo grazie all’entusiasmo dei ragazzi, al sostegno delle famiglie e alla passione dei tecnici.

Da oltre cinquant’anni lo Skating Club Edenlandia rappresenta un punto di riferimento non solo per Napoli, ma per tutto il panorama nazionale: ha formato atleti capaci di conquistare titoli italiani ed europei, ha visto arrivare giovani da altre regioni pur di potersi allenare con i suoi maestri, ed è riuscito a trasformare un piccolo spazio periferico in un laboratorio di talento. Oggi il club è guidato da Claudio Scala, fratello della celebre Delia Scala e allenatore premiato dal CONI con la Palma di Bronzo al merito tecnico, che ha saputo trasmettere ai suoi ragazzi non solo la tecnica, ma anche la filosofia del “dare sempre di più”. Ecco perché la vittoria di Misano non è soltanto una coppa da mettere in bacheca, ma il coronamento di una storia lunga mezzo secolo, fatta di sacrifici, resilienza e passione pura per questo sport.

Questo articolo fa parte della rubrica “Voce dal Campo”, uno spazio dedicato a racconti autentici, esperienze vissute e testimonianze dirette dal mondo dello sport. Perché lo sport vero nasce sempre dal basso, e merita di essere ascoltato.