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Sport e società: un binomio che forma, include e costruisce il futuro

di Luca Canale Consigliere Regionale ASC Campania In un’Italia che cambia, lo sport resta una costante. Non solo passione, non solo competizione

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di Luca Canale

Consigliere Regionale ASC Campania

In un’Italia che cambia, lo sport resta una costante. Non solo passione, non solo competizione: lo sport è educazione, è crescita, è inclusione. È un motore silenzioso ma potente, capace di migliorare la vita delle persone, delle comunità, delle generazioni future.

Secondo l’ultimo rapporto “La pratica sportiva in Italia – 2024”, più di 20 milioni di italiani praticano regolarmente sport o attività fisica, ma la fotografia che ne emerge racconta un Paese ancora diviso: per età, per genere, per condizione sociale e per territorio. I giovani, soprattutto tra i 6 e i 17 anni, rappresentano la fascia più attiva. Eppure, più si sale con l’età, più il movimento lascia spazio alla sedentarietà.

Ecco allora perché oggi più che mai è necessario parlare di sport non come lusso o svago, ma come diritto. Perché lo sport è scuola di vita: insegna il rispetto delle regole, la gestione delle sconfitte, la forza del gruppo, la determinazione a migliorarsi. Un giovane che fa sport è un giovane che apprende il valore della disciplina, del sacrificio, della lealtà. E lo fa in modo naturale, giocando, correndo, sudando.

Ma lo sport è anche strumento di coesione sociale. Per chi vive condizioni di fragilità, marginalità, disabilità o disagio economico, la possibilità di praticare sport rappresenta un’occasione concreta di riscatto e partecipazione. Per questo iniziative pubbliche come i voucher sportivi per i minori, o l’apertura gratuita degli impianti sportivi, sono molto più di una misura sociale: sono un atto di giustizia.

Le associazioni e le società sportive dilettantistiche, che quotidianamente operano sul territorio, sono presidî educativi fondamentali. Lì si incrociano storie, talenti, fatiche e sorrisi. Lì si costruisce il futuro dello sport italiano, lontano dai riflettori, ma vicino alla gente.

Investire nello sport significa investire nella salute pubblica, nel benessere psicofisico, nella prevenzione, nella riduzione della spesa sanitaria. E significa investire nei valori. In un tempo in cui la frenesia rischia di cancellare la socialità, lo sport riporta le persone a incontrarsi, a cooperare, a conoscersi.

Non è un caso che le politiche europee e nazionali riconoscano allo sport un ruolo strategico nella costruzione di società più inclusive, resilienti e sostenibili. E proprio in quest’ottica vanno letti i dati che ci dicono che laddove esistono impianti accessibili, scuole attive e associazioni dinamiche, la partecipazione sportiva cresce. E con essa crescono i cittadini.

Lo sport non è solo un’attività. È un linguaggio universale. È un diritto da difendere. È un dovere da promuovere. È uno strumento potente di trasformazione. Lo è per i bambini, che trovano nei campi da gioco una seconda casa. Lo è per gli adulti, che riscoprono nella corsa o nella palestra un tempo per sé. Lo è per gli anziani, che attraverso il movimento ritrovano benessere e socialità.

È tempo di riconoscere allo sport il posto che merita: al centro delle politiche educative, sanitarie, culturali. Non più in periferia, ma nel cuore della società. Perché uno Stato che crede nello sport, è uno Stato che crede nella sua gente.